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Ristorante Degage – Montecchio Maggiore (VI)

Torno a scrivere di ristoranti e affini.
Con un po’ di rammarico, perché debbo parlar male di un locale che per anni mi ha dato soddisfazione e che ho spesso consigliato.

Si tratta del Degage, sito in Montecchio Maggiore. Ristorante pizzeria, con vasto menù a base di pesce. L’ambiente è un open space, accogliente e pulito.
Lo frequento, credo, dal 2001, ed ho sempre apprezzato la loro cucina, in particolare i risotti alle capesante, le fritture, il branzino al forno.
Temo però che la qualità sia scaduta alquanto; già lo scorso aprile non mi fece una grande impressione la pizza.
Questa sera sono tornato ed ho ordinato un antipasto di gamberoni allo zafferano ed un trancio di tonno in crosta di sesamo con zucchine croccanti.

L’antipasto (un po’ caro!) era senza infamia e senza lode.
Il trancio di tonno era, francamente, disgustoso. Pressoché crudo, stopposo, dal sapore terribile e molto salato. Immangiabile. Per intenderci, la polpa era interamente rossa, non certo del colore chiaro che mi sarei aspettato, come ad esempio questo che pure è preparato a mo’ di roast-beef:

Non sono stato in grado di capire dall’odore, neutro, se fosse anche un problema di freschezza della materia prima, ma immagino di si.

E le zucchine di contorno non avevano nulla da dire; mi ero illuso che “croccanti” fosse sinonimo di “pastellate e fritte”, invece si trattava di “quasi crude un po’ saltate”.

Certo mi ha nauseato e, lo debbo dire per onor di cronaca, ho già fatto due visite non piacevoli al bagno e mi appresto a tornarci…

Mio giudizio: 1.5/5

Conto: 26 euro (con acqua e caffè).

Peccato.

Volevo solo vendere la pizza – Luigi Furini, 2007, Garzanti

Furini, Volevo solo vendere la pizza
L’autore – un giornalista di economia – racconta, in una prosa scorrevole e godibile, le proprie vicissitudini nel mondo dell’imprenditoria alimentare: in un ambiente a lui estraneo, decide di investire i risparmi in una piccola pizzeria d’asporto, ma verrà travolto dalla burocrazia, dai problemi coi dipendenti, dagli adempimenti e dalle multe, che lo porteranno a chiudere l’esperienza dopo soli due anni di attività.

193 pagine che si lasciano leggere in poco meno di tre ore, lasciando il lettore un poco disorientato e, probabilmente, sorpreso che il nostro Paese riesca, seppur sempre più precariamente, a tirare avanti.

Rifugio Campogrosso – Recoaro Terme (VI)

Nonostante il tempo non bello, domenica scorsa ci siamo concessi una passeggiata tra i monti 🙂 quindi, dopo aver consultato il meteo, ci siamo diretti verso Recoaro terme alla volta del rifugio Campogrosso, a 1450 metri circa d’altitudine; sul posto, una forte nebbia che impediva la visione dello stupendo panorama, ed un piacevole freddo. Dopo aver prenotato un tavolo al rifugio per il pranzo, ci siamo diretti in direzione Trentino, seguendo la strada maestra… potrà sembrare una battuta, ma esattamente 100 metri oltre il confine, a neppure 10 minuti dal rifugio, la nebbia si è diradata ed in Trentino splendeva il sole 😀 Dopo un’ora e mezza circa di passeggiata siamo andati a pranzo.

Spesa pro capite, circa 15 euro.

Primi piatti: gnocchi con la fioretta e bigoli al ragù d’anatra. Gli gnocchi sono un prodotto tipico del luogo: si tratta di farina impastata con la fioretta, ossia la ricotta liquida prodotta dalla prima lavorazione del latte, senza uova o patate per quanto ne so. Io li ho trovati un po’ gommosi, per sentito dire me li sarei aspettati più morbidi; sono stati serviti con poco burro e della ricotta affumicata a scaglie. Non male. I bigoli all’anatra mi hanno lasciato stupito: contrariamente rispetto al solito, si trattava di petto d’anatra bollito e poi tritato a coltello e insaporito, come testimoniato dal residuo di brodo nel fondo del piatto. Da anni siamo abituati al ragù preparato in modo affine a quello di normale carne, ottenuto soffriggendo la carne tritata e poi con l’aggiunta di latte e cannella; in questo caso si tratterebbe della ricetta tradizionale che si può leggere ovunque in rete, senza però l’aggiunta di cuore e interiora rosolate nel burro, o per lo meno così mi è parso. Debbo dire che, dopo l’iniziale sorpresa e diffidenza, ho apprezzato il piatto che risulta molto più leggero del solito, perché il petto d’anatra è di per se molto grasso, e preparato nel modo convenzionale risulta senz’altro pesante.

Secondi piatti: gulash con polenta al cucchiaio, fagioli all’uccelletto e patate arrosto. Le portate sono abbondanti, con due porzioni di carne e due contorni abbiamo mangiato in quattro senza problemi. Decisamente buono il gulash, non eccessivamente speziato, di cui ho apprezzato l’alta qualità del taglio di carne, morbido e senza cartilagini. Nei fagioli all’uccelletto, insolitamente piccanti, mi sarei aspettato una robusta presenza di salvia, purtroppo assente pur essendo un ingrediente fondamentale del piatto. Nella norma le patate.

Dessert: torta di mele e strudel. Buona ed abbondante la torta, profumata all’arancio; un po’ inferiore lo strudel, purtoppo servito dopo essere stato riscaldato al microonde, che ne ha rovinato la sfoglia.

Vino rosso della casa e acqua, caffè.

Giudizio personale: 3.5/5. Consigliata la prenotazione, perché il locale è giustamente affollato da turisti e amanti della montagna.

Ristorante L’Albero – Berica Chef (Vicenza)

Il ristorante L’Albero, gestito dalla catena Berica Chef, si trova a Vicenza in zona fiera. Nato da poco, è un self-service che alla sera propone il servizio al tavolo. Il menù propone una scelta di cinque primi, cinque secondi di carne, cinque di pesce, che variano di giorno in giorno.

L’ambiente è curato, luminoso e pulito, con l’intera area cucina a vista, il che a mio parere è un’ottima cosa, poiché dalla sala da pranzo sono riuscito a seguire in diretta le fasi di preparazione dei piatti senza peraltro avvertire odori sgradevoli come il fritto, grazie ad una capace cappa aspirante. Il personale è gentile e cordiale; l’unica pecca forse è stata l’aria condizionata eccessivamente forte.

Spesa pro capite, per cena a base di pesce, 29 euro.

Aperitivo: ci è stato offerto dalla casa un gradito aperitivo analcolico a base di succo di frutta, con della focaccia e dei grissini artigianali.

Primi piatti: ravioli con ripieno di branzino e gnocchi con pesto estivo. Ottimi davvero i ravioli, serviti con un pomodorino e julienne di carota e zucchina; ben cotti, ripieno gustoso di solo pesce, non eccessivamente conditi, assolutamente da riassaggiare. Molto buoni anche gli gnocchi di patata, grossi e morbidi, in cui il pesto estivo consisteva nel tradizionale condimento alla genovese col basilico, arricchito da germogli di soia, zucchine e carote a julienne. Entrambe le porzioni erano generose.

Secondi piatti: degustazione mista di pesce. Si tratta di un vassoio per due persone con le cinque portate di pesce del giorno, nel nostro caso frittura mista, gamberoni alla piastra, scampi alla piastra, branzino al forno, insalata di mare. Al colpo d’occhio, le porzioni non apparivano troppo abbondanti. Il vassoio viene mantenuto caldo al tavolo da un fornellino con due candele. In ordine di preferenza: superba la frittura di pesce, ben cotta, croccante e assolutamente non unta, con un buon assortimento di anelli di totano, gamberi e seppioline; notevole il branzino al forno, anche se un solo filetto in una degustazione per due mi è parso scarso; un po’ sotto le aspettative i gamberoni e gli scampi alla piastra, quattro per tipo, rimasti un po’ crudi e dal sapore non eccelso; nell’insalata di mare ho apprezzato il polipo, non i gamberetti – un po’ mosci – e neppure il totano, troppo duro per me da masticare. Un piccolo appunto: forse l’insalata di mare andrebbe servita a parte, invece che sul vassoio riscaldato, perché quando l’abbiamo assaggiata (per ultima, ritenendo di dover apprezzare prima la frittura calda) risultava tiepida e perciò non troppo appetibile (o quantomeno, io l’avrei apprezzata fredda 😀 ).

Dessert: semifreddo al cioccolato bianco e tartufo. Presentazione ben curata, con guarnizione di cioccolato, cialde di frutta secca e miele, su una base di pasta sfoglia. Appetitoso.

Prosecco alla spina e acqua.

Mio personale giudizio: 4/5. Merita senz’altro ulteriori visite.

Il Manierismo, John Shearman, 1983, Spes

Immagine di ManierismoHo comprato questo libro nel 2004 e solo ora mi sono deciso a leggerlo, complice un esame universitario sullo stesso argomento. Il testo è datato, l’edizione inglese risale al 1967, e pertanto non è aggiornato su teorie recenti relative al manierismo; credo che un esempio sia il sostenere l’assenza di questa corrente a Venezia.

L’impegno dell’autore è proporre una nuova definizione di Manierismo, eliminando l’accezione negativa del termine e preferendo un significato contestualizzato storicamente nell’epoca in cui è stato utilizzato la prima volta. Shearman si preoccupa anche di definire lo stile manieristico, proponendo un’indagine per tipi e generi, senza limitarsi alla sola paternità come metodo di aggregazione delle opere. Particolarmente interessanti appaiono quindi i numerosi parallelismi con opere letterarie e musicali coeve, inseriti nel capitolo delle “forme caratteristiche”. Ed è anche rilevante l’analisi dedicata all’architettura ed alle arti non figurative, poiché ci si occupa di fontane, giardini, camini, scale, scherzi bagnanti.

Senz’altro importante, soprattutto per l’ampio respiro con cui affronta l’argomento.

La scomparsa dei fatti – Marco Travaglio, 2006, il Saggiatore

Travaglio, la scomparsa dei fattiLeggere Travaglio fa male al fegato, perché mette a nudo la nostra cortissima memoria sociale. Già ad un anno di distanza, tendiamo a rimuovere – per assuefazione, presumo – gran parte dei dettagli peggiori delle italiche vicende.

Io credo sia importante temere a mente certi retroscena, soprattutto quando riguardano la cosa pubblica: tangenti, Rai, corruzione…l’elenco è vasto. Ecco che Travaglio propone, in uno stile scorrevole e godibile, una carrellata di eventi datati e documentati: notizie date dai telegiornali e dalla stampa volutamente distorte o parziali, bufale create ad hoc per asservire interessi economici e politici, notizie di distrazione di massa, casi di giornalismo prono al potere (dove $potere=array(Berlusconi, Moggi, Sismi, Bush, etc)). Naturalmente, per chi segue le pubblicazioni di Travaglio, certi fatti sono già noti ed in qualche caso può risultare ripetitivo, soprattutto rispetto a libri recenti come Inciucio, 2005.

Una frase azzeccata:

Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto.

Da leggere, perché rimuovere dalla mente certi fatti è troppo comodo, un po’ come votare Forza Italia.

Mio personalissimo giudizio: 5/5

Trattoria Tonello – Longare (VI)

Premetto che vado raramente a mangiare fuori (sono tirchio, l’ho scritto nella mia pagina di presentazione, e oltretutto so cucinare bene).

Stasera sono stato col mio coro a cena presso la Trattoria Tonello, a Longare (vicino a Vancimuglio, che i più ricorderanno per essere stata zona di scontri ai tempi delle quote latte europee).

Il locale è in aperta campagna, con buon parcheggio davanti. La sala da pranzo è decorosa, se si riesce a non fare caso ai poster e calendari inneggianti al duce sparsi qua e la – un primo motivo per non tornarci. Notevole esempio di kitsch la grande pelle di serpente incorniciata sopra ad una credenza.

Spesa pro capite: circa 30 euro (non so la cifra precisa ma mi informerò).

Antipasto: affettati e sottaceti. Buono il prosciutto crudo, discreta la coppa, non granché la soppressa. I sottaceti fanno parte della cultura gastronomica locale, sono il tipico accompagnamento “da osteria” agli affettati, ma io li avrei saltati volentieri: non si tratta di fare i difficili, una fettina di polenta grigliata sarebbe andata benissimo.

Primo piatto: bis di risotto ai funghi e bigoli al ragù d’anatra. Il peggior piatto della serata: riso poco cotto, con un eccesso di estratto di carne e di burro; chi pensa di risolvere ogni piatto con tanto “dado” e condimento dovrebbe essere così gentile da fornire il bicarbonato a fine pasto! I bigoli ancora peggio: il ragù (o ragout che dir si voglia), macinato eccessivamente fine, non aveva assolutamente il gusto dell’anitra – e qui in Veneto lo conosciamo, lo si può mangiare in qualsiasi sagra paesana o ristorante – bensì ci ha dato l’idea di essere misto a normale carne bianca, un poco insipida. Da dimenticare.

Secondo piatto: grigliata mista con contorni vari. Nella norma. Vassoi di salsiccia tipo salamella, cosce di pollo poco disossate, braciole e costine; piatti di funghi, piselli, patate fritte, polenta e insalata. Assolutamente in linea con le trattorie locali; da notare l’eccessivo grasso nei tagli del maiale.

Vino della casa, niente di particolare.

Dolci vari non della casa, sorbetto e caffè.

Personalissimo giudizio finale: 2/5. Purtroppo un posto in cui non tornerei volentieri.

EDIT: stanotte ho dormito 3 ore…ed invero non mi sono certo strafogato ieri a cena. Dov’è il mio maalox?