Trattoria “Al fogolare” Monte San Lorenzo – Monteviale (VI)

Ferragosto, pranzo con i parenti.

La trattoria è sul culmine della collina di Monteviale in località Monte San Lorenzo, un piccolo borgo immerso nel verde, ideale per un po’ di relax.

Costo a persona: circa 15,00 euro (indicativamente, un primo costa 5,00-7,00 euro, un secondo 6,00 -10,00 euro).

Prim piatti: io ho scelto gli gnocchi di patata col tartufo. Un po’ troppo burro ma complessivamente buoni, in particolare il tartufo era profumato al punto giusto, ossia non eccedeva verso il profumo d’aglio come purtroppo succede; gnocchi ben fatti. Gli altri commensali hanno preferito tagliatelle o bigoli con funghiragù d’anatra, e ne sono stati pienamente soddisfatti. Piatti abbondanti, la mezza porzione a mio parere è più che soddisfacente, se si intende prendere anche un secondo.

Secondi piatti: ho optato per la tagliata di manzo ai ferri. Molto apprezzabile, nonostante la trattoria fosse piena di avventori, la premura del cameriere nel domandarci il grado di cottura preferito (al sangue, medio, ben cotto). La tagliata (per me rigorosamente al sangue) era ben preparata, aromatizzata con ginepro: io preferisco un taglio di carne più spesso, ma sono stato comunque molto soddisfatto; anche questa porzione era decisamente abbondante. Gli altri hanno scelto il galletto e la bistecca di manzo, sempre ai ferri.

Contorni: un’ottima peperonata, molto delicata e non pesante; polenta ai ferri, patatine ed altre verdure cotte.

Vino rabosello alla spina, acqua, caffè.

Giudizio personale: 3.5 / 5 – locale accogliente, senza troppo pretese, ottimo rapporto qualità-prezzo. Consigliato per un pranzo in collina con piatti della tradizione veneta.

Stereotipi vintage: Spliff, “Carbonara”

Gli Spliff e la loro meravigliosa “Carbonara“.

Spliff – Carbonara 1982

Io voglio viaggiare in Italia in paese dei limoni
Brigade Rosse e la Mafia cacciano
sulla Strada del Sol.
Distruzione della Lira Gelati Motta con brio

Tecco mecco con ragazza ecco
la mamma de amore mio.

Sentimento grandioso per Italia
baciato da sole calda
borsellino e vuoto totale
percio mangio sempre solo.

Spaghetti Carbonara – e una Coca Cola
Carbonara – e una Coca Cola
Carbonara – e una Coca Cola
Carbonara – e una Coca Cola

Scusi
senorina
willst du auch’n Spliff ?
Oder stehst du nur auf Männer mit Schlips ?
Ich hab’ sonst nichts was ich dir geben kann
aber blond bin ich
is das vielleicht nix ?

Amaretto ist ein geiles Zeug – ich
bin schon lull uns lall
hab’ keine Ahnung ob du mich verstehst
doch du lächelst und mein Herz tut’n Knall.

Belladonna
ich lad dich jetzt zum Essen ein –
mangiare
tu capito ? andiamo !
Asti Spumante wird es nicht gerade sein !
Aber dafür gibt’s schon wieder mal –

Spaghetti Carbonara – e una Coca Cola
Carbonara – e una Coca Cola
Carbonara – e una Coca Cola
Carbonara – e una Coca Cola

(Instrumental)

Carbonara – e una Coca Cola (Spaghetti)
Carbonara – e una Coca Cola (Spaghetti)
Carbonara – e una Coca Cola
Carbonara – e una Coca Cola

(via orrorea33giri.com)

Festival di Sanremo

Leggo su repubblica.it che i vertici Rai avrebbero finalmente preso coscienza dello stato comatoso del Festival. Beh, era ora. Così com’è, è noioso, assolutamente dimenticabile e costoso; negli ultimi due anni mi sono giusto limitato a seguirlo distrattamente tramite i caustici commenti di Assante sul suo blog, oppure nella diretta radio commentata dalla Gialappa’s.

Solo una cosa: Del Noce preferirebbe che l’azienda non fosse obbligata ad allestire un dopofestival; ebbene, l’edizione di quest’anno in appalto agli Elio e le Storie Tese è stata memorabile per eleganza e divertimento, soprattutto grazie alle mitiche reinterpretazioni dei brani a concorso. Non si potrebbe avere SOLO IL DOPOFESTIVAL e risparmiarci 4-5 ore di kermesse canora?

Wasserspiegel in prima esecuzione assoluta

Il duo formato dal soprano Barbara Crisponi e dal pianista Matteo Martis eseguirà in prima assoluta 😛 il mio brano Wasserspiegel (già 3° classificato al Concorso di Composizione “Pollini” del 2003, ma tutt’ora ineseguito), in tre concerti: il 31 luglio a Cagliari, nella chiesa di S.Chiara; l’1 agosto a S.Vero Milis, in provincia di Oristano, al centro sociale; il 2 agosto a Calasetta, in provincia di Cagliari, al Museo civico di arte contemporanea.

Il titolo, in tedesco, sta per “specchio dell’acqua”, ossia la superficie di un ipotetico lago, fiume, etc, in cui richiamo un ambiente naturalistico fatto di piccole onde che si propagano sull’acqua, insetti che vi si posano, pesci ed altri animali che appaiono e scompaiono…ma è anche un pretesto per esplorare, isolandoli, i singoli fonemi che compongono il titolo, e che ben si prestano a rappresentare l’immagine appena descritta.

Volevo solo vendere la pizza – Luigi Furini, 2007, Garzanti

Furini, Volevo solo vendere la pizza
L’autore – un giornalista di economia – racconta, in una prosa scorrevole e godibile, le proprie vicissitudini nel mondo dell’imprenditoria alimentare: in un ambiente a lui estraneo, decide di investire i risparmi in una piccola pizzeria d’asporto, ma verrà travolto dalla burocrazia, dai problemi coi dipendenti, dagli adempimenti e dalle multe, che lo porteranno a chiudere l’esperienza dopo soli due anni di attività.

193 pagine che si lasciano leggere in poco meno di tre ore, lasciando il lettore un poco disorientato e, probabilmente, sorpreso che il nostro Paese riesca, seppur sempre più precariamente, a tirare avanti.

Rifugio Campogrosso – Recoaro Terme (VI)

Nonostante il tempo non bello, domenica scorsa ci siamo concessi una passeggiata tra i monti 🙂 quindi, dopo aver consultato il meteo, ci siamo diretti verso Recoaro terme alla volta del rifugio Campogrosso, a 1450 metri circa d’altitudine; sul posto, una forte nebbia che impediva la visione dello stupendo panorama, ed un piacevole freddo. Dopo aver prenotato un tavolo al rifugio per il pranzo, ci siamo diretti in direzione Trentino, seguendo la strada maestra… potrà sembrare una battuta, ma esattamente 100 metri oltre il confine, a neppure 10 minuti dal rifugio, la nebbia si è diradata ed in Trentino splendeva il sole 😀 Dopo un’ora e mezza circa di passeggiata siamo andati a pranzo.

Spesa pro capite, circa 15 euro.

Primi piatti: gnocchi con la fioretta e bigoli al ragù d’anatra. Gli gnocchi sono un prodotto tipico del luogo: si tratta di farina impastata con la fioretta, ossia la ricotta liquida prodotta dalla prima lavorazione del latte, senza uova o patate per quanto ne so. Io li ho trovati un po’ gommosi, per sentito dire me li sarei aspettati più morbidi; sono stati serviti con poco burro e della ricotta affumicata a scaglie. Non male. I bigoli all’anatra mi hanno lasciato stupito: contrariamente rispetto al solito, si trattava di petto d’anatra bollito e poi tritato a coltello e insaporito, come testimoniato dal residuo di brodo nel fondo del piatto. Da anni siamo abituati al ragù preparato in modo affine a quello di normale carne, ottenuto soffriggendo la carne tritata e poi con l’aggiunta di latte e cannella; in questo caso si tratterebbe della ricetta tradizionale che si può leggere ovunque in rete, senza però l’aggiunta di cuore e interiora rosolate nel burro, o per lo meno così mi è parso. Debbo dire che, dopo l’iniziale sorpresa e diffidenza, ho apprezzato il piatto che risulta molto più leggero del solito, perché il petto d’anatra è di per se molto grasso, e preparato nel modo convenzionale risulta senz’altro pesante.

Secondi piatti: gulash con polenta al cucchiaio, fagioli all’uccelletto e patate arrosto. Le portate sono abbondanti, con due porzioni di carne e due contorni abbiamo mangiato in quattro senza problemi. Decisamente buono il gulash, non eccessivamente speziato, di cui ho apprezzato l’alta qualità del taglio di carne, morbido e senza cartilagini. Nei fagioli all’uccelletto, insolitamente piccanti, mi sarei aspettato una robusta presenza di salvia, purtroppo assente pur essendo un ingrediente fondamentale del piatto. Nella norma le patate.

Dessert: torta di mele e strudel. Buona ed abbondante la torta, profumata all’arancio; un po’ inferiore lo strudel, purtoppo servito dopo essere stato riscaldato al microonde, che ne ha rovinato la sfoglia.

Vino rosso della casa e acqua, caffè.

Giudizio personale: 3.5/5. Consigliata la prenotazione, perché il locale è giustamente affollato da turisti e amanti della montagna.

Ristorante L’Albero – Berica Chef (Vicenza)

Il ristorante L’Albero, gestito dalla catena Berica Chef, si trova a Vicenza in zona fiera. Nato da poco, è un self-service che alla sera propone il servizio al tavolo. Il menù propone una scelta di cinque primi, cinque secondi di carne, cinque di pesce, che variano di giorno in giorno.

L’ambiente è curato, luminoso e pulito, con l’intera area cucina a vista, il che a mio parere è un’ottima cosa, poiché dalla sala da pranzo sono riuscito a seguire in diretta le fasi di preparazione dei piatti senza peraltro avvertire odori sgradevoli come il fritto, grazie ad una capace cappa aspirante. Il personale è gentile e cordiale; l’unica pecca forse è stata l’aria condizionata eccessivamente forte.

Spesa pro capite, per cena a base di pesce, 29 euro.

Aperitivo: ci è stato offerto dalla casa un gradito aperitivo analcolico a base di succo di frutta, con della focaccia e dei grissini artigianali.

Primi piatti: ravioli con ripieno di branzino e gnocchi con pesto estivo. Ottimi davvero i ravioli, serviti con un pomodorino e julienne di carota e zucchina; ben cotti, ripieno gustoso di solo pesce, non eccessivamente conditi, assolutamente da riassaggiare. Molto buoni anche gli gnocchi di patata, grossi e morbidi, in cui il pesto estivo consisteva nel tradizionale condimento alla genovese col basilico, arricchito da germogli di soia, zucchine e carote a julienne. Entrambe le porzioni erano generose.

Secondi piatti: degustazione mista di pesce. Si tratta di un vassoio per due persone con le cinque portate di pesce del giorno, nel nostro caso frittura mista, gamberoni alla piastra, scampi alla piastra, branzino al forno, insalata di mare. Al colpo d’occhio, le porzioni non apparivano troppo abbondanti. Il vassoio viene mantenuto caldo al tavolo da un fornellino con due candele. In ordine di preferenza: superba la frittura di pesce, ben cotta, croccante e assolutamente non unta, con un buon assortimento di anelli di totano, gamberi e seppioline; notevole il branzino al forno, anche se un solo filetto in una degustazione per due mi è parso scarso; un po’ sotto le aspettative i gamberoni e gli scampi alla piastra, quattro per tipo, rimasti un po’ crudi e dal sapore non eccelso; nell’insalata di mare ho apprezzato il polipo, non i gamberetti – un po’ mosci – e neppure il totano, troppo duro per me da masticare. Un piccolo appunto: forse l’insalata di mare andrebbe servita a parte, invece che sul vassoio riscaldato, perché quando l’abbiamo assaggiata (per ultima, ritenendo di dover apprezzare prima la frittura calda) risultava tiepida e perciò non troppo appetibile (o quantomeno, io l’avrei apprezzata fredda 😀 ).

Dessert: semifreddo al cioccolato bianco e tartufo. Presentazione ben curata, con guarnizione di cioccolato, cialde di frutta secca e miele, su una base di pasta sfoglia. Appetitoso.

Prosecco alla spina e acqua.

Mio personale giudizio: 4/5. Merita senz’altro ulteriori visite.

Concorso internazionale di composizione corale “Seghizzi” 2008

Un mio brano per coro, dal titolo “L’acqua dalle fonti”, si è classificato al primo posto nella fase eliminatoria del Concorso internazionale di composizione corale “Seghizzi” 2008, e verrà inserito tra i brani d’obbligo per la VI categoria del concorso corale internazionale 2009. 🙂

Tuttavia ho qualche dubbio sull’efficacia di questa formula:

  • prima di tutto la suddetta VI categoria è molto selettiva, perché vi possono concorrere solo cori vincitori, negli ultimi due anni, di altri concorsi corali internazionali;
  • solo i brani effettivamente eseguiti concorrono al trofeo, e ciò potrebbe non avvenire. Riporto un estratto del regolamento di quest’anno:

VI CATEGORIA
WORLD WINNERS – CORI VINCITORI

La categoria è riservata esclusivamente a cori che nel 2006 e/o nel 2007 abbiano vinto un primo premio in una categoria polifonica di un concorso corale internazionale. I cori iscritti a questa categoria dovranno presentare un programma musicale così articolato:

a)
se coro a voci miste UNA delle seguenti composizioni:
a 1) Andrea Baduino “O Crux Ave” (SATB)
a 2) Cristian Gentilini “Agnus Dei” (SSAATTBB)
a 3) Alexandre Bèneteau “Succurre Miseris” (SATB)
a 4) Michaela Eremiasova “Water” (SSAATTBB)
Le partiture si trovano on line.La migliore esecuzione di uno dei brani sopra elencati contribuisce alla determinazione del trofeo internazionale Seghizzi di composizione (vedi premi speciali);

se coro a voci maschili
almeno due composizione tratte da “Quatre petites prières de Saint François d’Assise” di Francis Poulenc;

se coro a voci femminili
“Tre Haiku” di Cecilia Seghizzi

se coro a voci bianche (nati non prima del 1993)
almeno UNA composizione tratta da “Tre Haiku” di Cecilia Seghizzi

****

Da quel che sono riuscito a capire (le varie informazioni sul concorso Seghizzi sono distribuite in un impressionante dedalo di blog Splinder: provare per credere), NESSUN CORO nel 2008 ha partecipato alla VI sezione e di conseguenza nessun brano della quaterna finalista è stato eseguito, impedendo di fatto l’assegnazione del trofeo.

La mia viva speranza quindi è che gli organizzatori propongano, per il concorso 2009, una VI categoria meno esclusiva e più accessibile, oppure che l’utilizzo dei brani finalisti venga ampliato anche ad altre categorie.

La Decenza…

…se n’è andata.

Sarebbero così cortesi da seguirla anche:

  • i politicanti improbi, quelli che seppur colti in fallo sono ancora saldamente ancorati alla poltrona, rieletti puntualmente da qualche milione di beoni?
  • i politicanti probi, ma sprovvisti delle palle necessarie a ribellarsi alla situazione e pertanto accondiscendenti verso i suddetti “colleghi”?
  • i galletti nani, che per potersi guardare allo specchio e sorridere invece di sputarsi addosso, sono così geniali da bloccare per mesi un paese (in minuscolo) intero con i loro fatti privati che nel contempo, e qui sta l’arte, sono diventati un pesante interesse comune? (E non parlo di morale, ma di interesse economico: stipendi pagati a personale incompetente o addirittura dannoso per la posizione che occupa).
  • i Capi di Stato impotenti-incapaci-incuranti di fronte allo scempio di regole e buonsenso?

La porta è in fondo a destra, prego.

una salus victis nullam sperare salutem